Sono cresciuto, fortuitamente e fortunatamente, in quell’angolo della provincia di Vicenza che si appoggia alle più belle colline prealpine, prima a Nove poi più a lungo a Bassano del Grappa, luoghi segnati da antiche tradizioni manifatturiere, grandi ondate migratorie verso il Brasile e l’Africa orientale, e violentissimi processi di industrializzazione e deindustrializzazione. Pronipote, nipote o cugino di scrittori, scultori e musicisti, mi sono formato da italianista all’Università di Padova conoscendo Pier Vincenzo Mengaldo e la sua passione per lo stile, ma anche i limiti della cultura accademica italiana di ambito letterario.

L’inevitabile risposta sono stati soggiorni in Francia (1999-2000), Regno Unito (2000) e Portogallo (2004-8), dove ho percorso i testi canonici della letteratura europea e sono stato gradualmente attratto dalla loro capacità d’aprire strade d’idee verso luoghi del mondo ancora più lontani. Negli anni di più forte marginalizzazione della cultura islamica in Europa ho vissuto in Medio Oriente: al Cairo dove ho frequentato l’American University (2002) e a Damasco, dipendendo dall’Institut Français d’Études Arabes (2003-4). Qui, e in seguito negli Stati Uniti, ho studiato letteratura araba classica e contemporanea, ammirando la narrativa di Tayyeb Salih, Gamal al-Ghitani e Baha Tahir, e scoprendo attraverso di essi e d’altri quale vitalità l’espressione letteraria mantenga in Egitto e Libano.

Nel 2008 mi sono trasferito presso il Dipartimento di Letteratura Comparata della University of Chicago, dove ho continuato a fare ricerca occupandomi anche di letterature luso-brasiliana e anglofona: di Portogallo, Brasile, Angola, Mozambico, India e Sudafrica. A Chicago ho dedicato la tesi di dottorato all’evoluzione della narrativa brasiliana e sudafricana tra la fine dei governi autoritari e l’inizio dell’era democratica, ma soprattutto ho conosciuto di persona alcuni grandi romanzieri sudamericani, tra i quali João Gilberto Noll, Cristovão Tezza e specialmente João Almino, il cui esempio è stato una guida preziosa nei mesi in cui avviavo la mia attività di narratore.

Dopo un primo romanzo di soggetto italiano e mediorientale, Medio Occidente (2014), dove l’Italia appare rifratta dallo sguardo di un arabo “illuminista” che vive contro ogni sua aspettativa l’esaurimento della cultura occidentale, ho pubblicato un secondo testo di argomento in gran parte americano (Quando studiavamo in America, 2016). Il viaggiatore è qui un “cervello in fuga” italiano che dopo aver raggiunto gli Stati Uniti sulle tracce della liberazione intellettuale cui aspira, è costretto a esaminare i meccanismi di produzione del sapere operanti nelle università d’élite dell’Occidente. Ciò lo condurrà, di risposta, a una riflessione sulla natura della letteratura e a un recupero della pratica artistica come uscita possibile dall’impasse in cui sono caduti gli studi umanistici d’oggi. Il mio terzo libro Gasparo. Il romanzo di una vita barocca (2019) è una lunga interrogazione sulla gioia e la (de)costruzione dell’io, due dimensioni dell’esperienza umana che sono pressoché sempre l’una legata all’altra. Per indagarle ritorna a un passato che è un presente al quadrato: il barocco fu infatti l’epoca dell’ossessiva autorappresentazione, della ricerca spasmodica del prestigio personale, del conflitto e dell’infelicità – ma anche del gioco, della musica e della gioia dell’arte. Ho completato in seguito un quarto romanzo di ambientazione orientale e sono ora al lavoro a un quinto progetto. Pur se non frequentemente, continuo a dedicarmi alla scrittura saggistica, di cui si troverà qualche esempio in questo sito. In passato ho affiancato Mari Yamazaki nello sviluppo di Thermae Romae.

Risiedo prevalentemente a Padova ma ho una seconda vita in Giappone come personaggio di fumetto. Coltivo da anni la filosofia theravada.